FreeJourn: piattaforma di crowdfunding per giornalisti freelance

Scritto da | 2018-04-04T15:01:40+00:00 29 giugno 2017|

    Il 16 Giugno è stata presentata FreeJourn, la prima piattaforma per giornalisti freelance che consente loro di avere maggiore visibilità, di trovare nuove forme di finanziamento e di entrare in contatto con colleghi in tutto il mondo.

    A presentare la piattaforma (presso BASE di Milano) una bravissima Gea Scancarello, giornalista e founder di FreeJourn, tra gli ospiti Paolo Madron, CEO di News 3.0, la società che gestisce la piattaforma, Emanuele Colli, Head of Global Partnership di Google, Fabio Vaccarono, country director di Google in Italia,   Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera e Milena Gabanelli, storica conduttrice di Report e simbolo del giornalismo d’inchiesta.

    FreeJourn

    “FreeJourn è una piattaforma editoriale collaborativa creata da un team di giornalisti allo scopo di valorizzare lavori indipendenti e di qualità, realizzati da freelance sul campo. FreeJourn crea un nuovo ecosistema informativo fondato su un differente rapporto tra giornalisti, lettori ed editori, che scardina le dinamiche del sistema tradizionale.”

    Questo è quanto si può leggere sul sito ed è già chiarissimo scopo e filosofia di questa nuovissima piattaforma che nasce da un’idea del dipartimento innovazione del gruppo editoriale News 3.0 ed è uno dei sei progetti italiani scelti e finanziati da Google nell’ambito del primo bando Digital News Initiative.

    L’obiettivo è promuovere metodi alternativi al giornalismo “da scrivania” dando risalto al lavoro svolto dai reporter, offrire loro nuove opportunità economiche e un riconoscimento adeguato alla propria professionalità.

    Come funziona FreeJourn?

    L’idea è molto interessante e il claim recita Build the Journalism you want to read”, quindi vediamo nella pratica come Freelance, lettori ed editori possono collaborare su questa neonata piattaforma . Il primo passo è l’iscrizione su FreeJourn:

    • Freelance
      L’iscrizione del freelance è un po’ più complessa delle altre, giustamente. Bisogna prima di tutto fornire foto profilo,breve bio,  interessi, geolocalizzazione, portfolio e account social, dopodiché bisognerà attendere la conferma di iscrizione. A questo punto il freelance ha la possibilità di proporre storie e progetti fotografici, video e audio, lanciando campagne di crowdfunding per finanziarli. Ovviamente si ha la possibilità di entrare in contatto con altri professionisti e creare nuove sinergie.
    • Pubblico
      Anche i lettori possono iscriversi,  basta selezionare l’opzione utente standard. A tutti i lettori iscritti Freejourn permette di contribuire allo sviluppo della piattaforma suggerendo argomenti da approfondire, contattare direttamente direttamente i giornalisti e addirittura finanziare i loro articoli, reportage e inchieste  in un modello crowd-based che all’estero ha già ottenuto buoni riscontri.
    • Partner
      Editori, associazioni, fondazioni e organizzazioni no profit possono:

      • Usare la piattaforma per lanciare i propri progetti, scegliendo tra i freelance che si candidano per realizzarla.
      • Co-finanziare i progetti già proposti dai freelance, acquisendo il diritto di pubblicarli insieme a FreeJourn.
      • Decidere di finanziare integralmente un progetto, acquisendo il diritto di pubblicarlo in anteprima e/o in esclusiva.

      Inoltre FreeJourn offre alle aziende un database di professionisti qualificati per la realizzazione di branded content e advertorial.Sulla piattaforma le aziende hanno una propria area dedicata, non visibile agli altri utenti, per lanciare le proprie call su specifici lavori: i freelance che hanno le competenze necessarie a realizzarli ricevono una notifica da FreeJourn e possono presentare un pitch per candidarsi al lavoro

    CONSIDERAZIONI

    L’editoria sta affrontando con molta, molta, molta fatica quest’era di cambiamento digitale. Spesso si ha l’impressione che la tecnologia venga vissuta non come un partner, ma semplicemente come un mezzo (manco tanto raffinato) con cui abbattere i costi e monetizzare il traffico. Il giornalismo d’inchiesta in questo sistema praticamente non ha ossigeno e come spiega Milena Gabanelli nel suo intervento: nel giornalismo d’inchiesta non si può avere fretta, né pensare di arrivare al raggiungimento di una qualche verità definitiva. Allo stesso modo, bisogna evitare di avere quel linguaggio convenzionale che oggi ha stancato i lettori e gli spettatori. La sfida che attende i giovani giornalisti è soprattutto questa.

    FreeJourn mi sembra una risposta molto intelligente e permette di dare una mano a tutti quei giornalisti che spesso non hanno i mezzi per portare avanti le proprie ricerche. Ti suggerisco di leggere “Carte False” un’inchiesta che parte da un leak di documenti ricevuto dal centro di giornalismo IRPI sul portale Irpileaks e mette in luce le irregolarità nel mercato delle certificazioni agli impianti industriali in Italia.

    DUBBIO
    Le aziende saranno sicuramente interessate, ma ho il fortissimo dubbio che gli utenti non siano disposti a investire denaro per leggere contenuti. Tu lo faresti?

     

    Qualche informazione in più su

    Uomo di marketing creativo e con le mani sporche di codice.

    Imprenditore, brand builder, marketing manager, growth hacker e attivatore di persone. Più che decennale esperienza nella creazione di piani editoriali, strategie di email marketing e content marketing.

    Padre di SEO&Love, Beach&Love, Social&Gym e tre figli stupendi.

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