I social network sono un anticoagulante delle informazioni, un flusso continuo di dati che scivolano via ingoiati dal Mostro Disattento. Ma NON sono 3 cose.
Il Manifesto della Strategia Digitale
Per anni le aziende hanno approcciato le piattaforme digitali con una superficialità letale, credendo di avere a che fare con semplici strumenti tecnologici. Questo è il documento che disintegra l’approccio tattico e rimette al centro la complessità dell’Ingegneria Emotiva.
I social media NON sono un semplice megafono
Dobbiamo essere consapevoli che i social media non sono un semplice megafono aziendale. Limitare la strategia a questa rappresentazione stilizzata significa condannare il proprio Brand all’irrilevanza.
I social media alterano profondamente i nostri usi e costumi, aprendo le porte a nuove dinamiche e strutture relazionali. Scoperchiano il tetto delle convenzioni sociali. Utilizzare la metafora del “megafono” per descrivere queste piattaforme è riduttivo quanto definire uno smartphone un semplice telefono. Dobbiamo prendere consapevolezza di avere a che fare con un’architettura estremamente più complessa e articolata.
I social media NON replicano la comunicazione offline
L’idea che tra la comunicazione online e quella offline non ci sia differenza è la più grande Fake News del marketing digitale.
L’amico che incontri al bar e quello stesso amico connesso online non sono la stessa entità. Il suo comportamento, le sue reazioni e i suoi bias cognitivi saranno drasticamente influenzati e alterati dal mezzo di comunicazione che sta utilizzando.
I social network sono una gigantesca casa degli specchi: al loro interno convivono diversi livelli di verità e di percezione di noi stessi. Solo comprendendo le profonde differenze e le distorsioni di questi due mondi potremo trovare la via per una comunicazione armonica. In questa casa degli specchi è facile prendere un muro in faccia.
Anziché deridere o giudicare le reazioni superficiali del pubblico, un Brand Builder deve fare lo sforzo analitico di chiedersi il “perché” dietro quei comportamenti. Le persone non sono stupide; semplicemente, non sono state preparate a gestire questo tipo di sovraccarico cognitivo e comunicativo.
I social media NON sono facili da utilizzare
La facilità di accesso non equivale in alcun modo alla semplicità di utilizzo.
I social media sono progettati come un flusso continuo di dati che scivolano via, inghiottiti da un’economia dell’attenzione spietata (il Mostro Disattento). A livello di neuromarketing, il “like” funziona esattamente come un tiro di sigaretta: è speciale, appagante e innesca il bisogno di averne subito un altro. La giostra algoritmica è stata ingegnerizzata proprio per questo scopo, e ci riesce maledettamente bene.
Siamo sottoposti a una chiamata all’azione continua e perpetua. Cerchiamo di arginare il problema modificando gli algoritmi o ottimizzando i software, ma è come piazzare sacchetti di sabbia di fronte a uno tsunami comunicativo senza precedenti. La verità che dobbiamo ammettere è che non siamo preparati.
Digital Consapevolezza: Vivere Onlife
Ci preoccupiamo di chiedere ai nostri figli “come è andata oggi a scuola?”, ma ignoriamo l’impatto di domandare “come è andata su WhatsApp o su Facebook?”. La dimensione digitale non è una simulazione, è vita reale.
Abbiamo a che fare con mezzi di comunicazione straordinari che necessitano di una formazione specifica a tutti i livelli, dai vertici aziendali fino all’utente finale. Stiamo guidando vetture da Formula 1 senza aver mai letto le istruzioni.
La tecnologia è uno strumento neutro, ma per non farci schiacciare dalla sua inerzia dobbiamo evolvere il nostro approccio. Iniziamo a vivere Onlife in modo strategico e consapevole, progettando le architetture dei nostri Brand non per assecondare l’algoritmo, ma per dialogare con l’architettura emotiva delle persone.


