Mark Zuckerberg, cosa ha detto al Senato USA

Scritto da | 2018-04-17T17:02:38+00:00 11 aprile 2018|

Convocato per testimoniare davanti al Senato, Mark Zuckerberg si mostra via via più sicuro e tranquillo durante la prima audizione durata 5 ore: ecco cosa è stato detto.

Non è la prima volta che si ritiene necessario l’intervento del CEO del famoso social network per questioni legali o burocratiche ma, a differenza del passato, questa volta il trentatreenne Mark Zuckerberg non è rappresentato dai propri legali ma è intervenuto in prima persona.

Colpa dello scandalo del datagate, o meglio della bomba esplosa lo scorso Marzo a causa dell’uso inappropriato dei dati di milioni di utenti da parte di Cambridge Analytica.

Molti i quesiti rivolti dai 44 senatori, democratici e repubblicani, che aspettavano il proprio turno per rivolgere domande più o meno incalzanti a Zuckerberg, ma non sono mancati momenti in cui le domande apparivano talmente confuse da lasciar trasparire l’evidente inesperienza dei senatori con lo strumento in questione.

Le dichiarazioni in apertura

Prima di sottoporsi all’interrogatorio dei senatori, Mark Zuckerberg ha fatto un breve intervento che ha aperto le danze della testimonianza.
Come previsto, il fondatore del social network ha tenuto a sottolineare non solo la propria responsabilità di quanto accade in Facebook, ma ha scandito forte e chiaro le proprie scuse per quanto accaduto.

Le domande dei senatori

Zuckerberg, in abito blu e con una palese tensione alle stelle, è stato messo sotto torchio dalla Commissione di Giustizia e Commercio del Senato di Washington, rispondendo con calma e serietà alle domande rivolte da ogni singolo senatore.

Gli interrogativi avevano come tema non soltanto lo scandalo di Cambridge Analytica, ma anche il presunto collegamento con il Russiagate, e quindi le interferenze con le elezioni del 2016 di Donald Trump, ma anche il problema della diffusione delle fake news,di hate speech, e della sempre più ingestibile questione della privacy degli utenti iscritti a Facebook.

In merito alla prima, che è stata la causa della convocazione, Zuckerberg ha dichiarato che il problema fu all’epoca sottovalutato, dando fiducia all’agenzia vicina a Trump quando aveva ammesso di aver cancellato i dati su cui aveva messo le mani. Si è trattato di un grosso errore, e Mark se ne assume piena responsabilità, dichiarando che sono in corso indagini approfondite su ogni singola app che in passato ha avuto largo accesso ai dati degli utenti, e lasciando quindi intendere che l’applicazione This is your digital life, che ha poi venduto i dati a Cambridge Analytica, potrebbe non essere l’unica ad averlo fatto.

Il problema della privacy

Ma come gestisce Facebook i dati dei suoi utenti?

È un punto su cui si è ritornato più volte per ottenere risposte concrete, e Zuckerberg ha più volte ribadito che Facebook tiene molto alla privacy degli iscritti mettendo loro a disposizione diversi strumenti per la modifica della privacy di ogni singolo contenuto postato sul social network.
Premettendo che a differenza dell’Unione Europea negli Stati Uniti non esistono molte leggi sulla privacy, e che le poche in vigore sono molto generiche, Zuckerberg ha voluto specificare ancora una volta il loro impegno e continuo lavoro per non tradire la fiducia degli iscritti a Facebook, facendo riferimento anche alle modalità di utilizzo delle sponsorizzazioni da parte delle aziende – che non entrano in possesso dei dati degli utenti in target – veicolate da Facebook stessa.

La fiducia degli investitori

Intanto, il titolo in borsa del gigante di Menlo Park ha registrato un +4.5%: merito forse del maggiore controllo che Facebook ribadisce di voler attuare per evitare queste spiacevoli situazioni in futuro, o della limitazione all’accesso dei dati da parte delle applicazioni. O ancora, della chiarezza di Zuckerberg nello spiegare le posizioni sue e dei suoi collaboratori nella “social mission” di Facebook, che vuole abbattere i confini e tenere in contatto persone da tutto il mondo.
Fatto sta che, dopo la testimonianza di Facebook, il titolo è riuscito a raggiungere un picco che non si vedeva da due anni a questa parte.

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